Quando scegli una base per pinsa, non lasciarti convincere solo dalla parola “pinsa” scritta bella grande sulla confezione. Vale la pena guardare un po’ meglio cosa stai comprando, perché non tutte le basi sono fatte allo stesso modo. Io di solito parto da due cose semplici: gli ingredienti e il modo in cui viene lavorata.
Una base fatta bene parte da un impasto studiato con criterio: tre farine, lievito madre e una lievitazione lunga sono segnali concreti di un prodotto che cerca di rispettare la vera idea di pinsa. È questa combinazione che aiuta a costruire una base leggera, ben sviluppata e piacevole da mangiare. Nel caso di Pinsami, questi elementi fanno parte dell’identità del prodotto, insieme a una lavorazione a mano e a una maturazione di almeno 24 ore.
E non basta neppure leggere “artigianale” per essere tranquilli: bisogna capire cosa c’è dietro, perché sugli scaffali si trovano prodotti molto diversi tra loro e non sempre fedeli alla .
In conclusione, dunque, cosa è che conta davvero? Ingredienti chiari, una lavorazione curata, una struttura ben alveolata e una cottura che ti permetta di ottenere quella croccantezza giusta fuori, senza perdere leggerezza.
Il mio consiglio è semplice: scegli una base che ti dia motivi veri per fidarti. Ingredienti chiari, lavorazione credibile, struttura giusta. Il resto viene dopo. Perché una buona pinsa si riconosce da lì. E quando la provi, te ne accorgi subito: è quella giusta.


